Dopo 6 anni di guerra. (0268-1)

  • Deutsch, Italienisch
  • 1945-12-28
  • Dauer: 00:07:43

Beschreibung

Comunicato:
Questa breve retrospettiva ricavata dall’archivio del Cine Giornale Svizzero ci mostra la Svizzera risparmiata dalla guerra - un paese che ebbe la fortuna straordinaria di non fornire ai cineasti soggetti "sensazionali".

Commento:
Allora non potevamo sapere se il terrore che si abbatteva sull’Europa avrebbe risparmiato la Svizzera. L’esercito si preparò a difendere la patria — non mica confini e bei paesaggi, ma un concetto di vita, il privilegio di scegliere liberamente la forma e gli uomini di governo, di testimoniare spontaneamente la nostra fiducia. / Più che mai le autorità abbisognavano della fiducia della nazione. La Svizzera, da ogni parte, era cinta dalla guerra. La presidenza portò i suoi fratti, e la terra produsse il pane quotidiano. / Il generale Guisan impersonò la volontà di resistere ad ogni costo. Egli disse chiaramente alla nazione ciò che importava! /Ed un altro bel pensiero: / Guidati con tale spirito, tutti erano pronti a fare del loro meglio per proteggere il nostro suolo ed il nostro spazio aereo contro la minaccia e la violenza. / E la Svizzera, circondata da miseria e distruzioni, poté lavorare, costruire, vivere in pace. / La croce rossa su sfondo bianco, da molti prigionieri era ritenuta essere la bandiera svizzera. Invece di soffrire e di odiare potemmo soccorrere. Milioni di esseri angosciati volgevano lo sguardo verso Ginevra. / Durante la guerra la Svizzera protesse gl’interessi di più di 40 stati. E fu Berna che trasmise l’offerta di resa del Giappone. Il Capo della Divisione degl’interessi stranieri organizzò gli scambi di feriti gravi. Gli scampi attraverso la Svizzera vennero effettuati con l’aiuto dell’esercito e della Croce Rossa. Fu allora che la guerra ci presentò il suo aspetto più pietoso. Allora gli Alleati erano sulle sponde del Reno, quasi tutta la Francia era liberata. / Nell’estate del 1944 il grido di “Liberazione!” scheggiò alla frontiera del Giura. Le Forze francesi dell’interno e le truppe alleate operavano lungo il nostro confine occidentale. Il cerchio nel quale gli eserciti dei dittatori avevano stretto la Svizzera era spezzato. / La guerra passò vicino alle nostre frontiere, e ancora una volta non ne siamo stati le vittime, ma abbiamo potuto porgere asilo ed aiuto. Come un canotto di salvataggio quando infuria la tempesta, ebbe a dire un consigliere federale. / No, rispose un deputato, siamo un transatlantico ben provvisto – è nostro dovere accogliere tutti i naufraghi. / Era pure nostro dovere mandare barche di salvataggio in quel mare di dolore che ci circondava – e che oggi ancora ci circonda. / È così che si rifugiarono da noi i perseguitati, anche Russi, costretti a lavorare come schiavi nel Terzo Reich. / Ma con gli oppressi ecco giungere i soldati vinti della nazione dominatrice disgustati dalle conquiste, stanchi d’infierire. / E gettarono via e le armi e l’orgoglio. Anche questo l’abbiamo vissuto da spettatori, alle nostre frontiere, e non con il cuore infiammato di coloro che avevano sofferto sotto la sferza dell’oppressore. / E finalmente le armi tacquero in Europa! Ricordiamo ancora l’ebbrezza di quel giorno? La guerra aveva appena sfiorato il nostro paese. La minaccia era cessata. / Pochi mesi dopo il Generale prese commiato dalle bandiere… / La suprema autorità federale durante la guerra ha accolto 6 nuovi consiglieri generali: gli onorevoli Celio, / Stampfli / Kobelt e Von Steiger, / Nobs / e l’onorevole Petitpierre chiamato a rappresentare la Svizzera di fronte a un mondo sconvolto. I potenti Stati Uniti d’America, ancora nel corso della guerra ci avevano fatto dire dal signor Currie: / Finalmente abbiamo potuto riprendere contatto anche con la Russia. Queste vedute della partenza degl’internati russi sono un documento significativo. Che cosa racconteranno della Svizzera, questi uomini, tornati a casa loro? / Trovare il contatto con il mondo di domani ecco ora il nostro compito. / Già le porte si sono aperte. /Gli uomini testimoniano della guerra moderna, gl’internati alati, hanno lasciato la Svizzera. Stiamo già accordando le notti buie durante le quali, nelle città vicine, tutto andava distrutto. La guerra aerea ha cagionato anche qualche crudele ferita. Ma come confrontarle con l’orrore nominato nei paesi che ci circondano? Per noi le rovine sono soltanto immagini, le osserviamo, seduti in comode poltrone. Ma lì, la povera gente, faticosamente, cerca di costruire qualcosa di nuovo con le macerie. / Dopo sei anni di guerra noi, invece, vediamo tutto intorno la nostra patria intatta. E all’inizio del primo anno di pace, il nuovo presidenze della Confederazione ci dice: /

Communiqué_0268.pdf
Dieses Dokument wurde mit der Unterstützung von Memoriav erhalten.